La rappresentazione conta. Ecco perché la visibilità della diversità nelle professioni turistiche riguarda il futuro del settore, oltre che l’equità.

I sogni si rimpiccioliscono quando non si trovano specchi
Una studentessa di un corso IeFP in accoglienza turistica vorrebbe diventare direttrice d’albergo. Ma nelle campagne dei grandi hotel non ha mai visto una donna che le assomigli in quel ruolo. Un ragazzo con disabilità motoria sogna di fare la guida turistica specializzata nell’accessibilità, ma nelle brochure del settore non trova nessuno come lui. Una giovane con background migratorio, poliglotta e brillante, dubita di poter lavorare in un hotel di lusso perché non corrisponde a nessuna immagine che ha visto.
Tutte queste sono manifestazioni di quello che la ricerca chiama Dream Gap: il divario tra le aspirazioni reali di una persona e ciò che quella persona crede di potersi concretamente permettere di sognare, sulla base di quanto si è vista (o non si è vista) rappresentata nei ruoli che desidera.
Un problema che inizia prima dell’adolescenza
Le ricerche sul tema mostrano che già intorno ai sei anni molte bambine iniziano a interiorizzare l’idea che i maschi siano “più intelligenti”. Con l’adolescenza, quando si costruiscono le prime scelte professionali, questo effetto si amplifica. Se i curricula scolastici, le figure di riferimento e i media mostrano sempre le stesse tipologie di persone in certi ruoli, chi non vi si riconosce tende ad auto-escludersi, non perché manchi di capacità, ma perché manca di modelli che rendano quella strada percorribile nell’immaginario.
Nel turismo il fenomeno è particolarmente leggibile. La presenza femminile è alta in alcuni ruoli come accoglienza, ristorazione e servizi al cliente, ma si assottiglia sensibilmente nelle posizioni manageriali e in settori come il turismo d’avventura o le tecnologie applicate al settore. Le persone con disabilità sono quasi assenti dalle immagini promozionali. Le professioniste e i professionisti di origine straniera rimangono poco visibili nelle campagne di reclutamento dei grandi brand, anche quando rappresentano una quota significativa della forza lavoro reale.
La rappresentazione come strumento
Vedere qualcuno “come te” in un ruolo di successo ha conseguenze cognitive misurabili. Attiva la convinzione che quella strada sia percorribile, abbassa la soglia di quella sensazione sottile che porta a rinunciare prima ancora di provare e amplia l’orizzonte di ciò che sembra possibile.
Per chi insegna e forma nei corsi IeFP del settore turistico, questo si traduce in scelte concrete: usare materiali didattici che mostrino professioniste e professionisti diversi per genere, età, etnia e abilità; invitare testimonial che rompano gli stereotipi di settore; discutere apertamente di come i media e la pubblicità plasmano la percezione dei ruoli professionali. Una preparazione alla realtà di un settore che è già plurale e lo sarà sempre di più.
Nessuna studentessa e nessuno studente dovrebbe ridurre i propri sogni perché non riesce a vedersi nel quadro.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale: quando l’algoritmo replica il passato
C’è un aspetto del Dream Gap che nelle conversazioni sul tema viene ancora poco considerato: il ruolo dei sistemi di intelligenza artificiale generativa. Questi strumenti, se non progettati e guidati con attenzione, tendono a replicare e amplificare gli stereotipi presenti nei dati su cui sono stati addestrati. Generano chef maschi e cameriere femmine, immagini di destinazioni esotiche stereotipate, turiste e turisti sempre uguali a sé stessi: confermando e distribuendo su scala industriale un’idea di normalità che esclude larghe fasce di persone reali.
Riconoscere questi bias algoritmici e sapere come intervenire è una competenza che le professioniste e i professionisti del turismo di domani non possono permettersi di ignorare.
Il contributo di DIVETOUR2
Il progetto DIVETOUR2 affronta direttamente il tema del Dream Gap nel modulo formativo dedicato alla rappresentazione nel turismo. Le learning pills includono riflessioni sull’impatto della rappresentazione nelle scelte professionali e strumenti pratici per costruire ambienti di apprendimento più inclusivi.
Il gioco sviluppato dal progetto include scenari pensati per stimolare riflessione e discussione critica tra studentesse e studenti, come spazio in cui interrogare insieme le immagini che il settore produce di sé stesso.
Scopri di più su DIVETOUR2: https://divetour2learning.eu/
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