I 5 stili di gestione dei conflitti. Scopri il tuo!

Come ti poni quando sei in disaccordo con una persona, sul lavoro o per motivi personali? Riconoscere il modo in cui affronti un conflitto è il primo passo per risolverlo. Qual è il tuo, tra questi 5 stili di gestione dei conflitti?

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Come ti poni quando sei in disaccordo con una persona, sul lavoro o per motivi personali? Riconoscere il modo in cui affronti un conflitto è il primo passo per risolverlo. Qual è il tuo, tra questi 5 stili di gestione dei conflitti?

Sappiamo tutti cosa significa trovarsi in una situazione conflittuale: il conflitto nasce nel momento in cui i nostri desideri o bisogni si scontrano contri i desideri o i bisogni di qualcun altro, causandoci sofferenza. Una situazione e uno stato emotivo sicuramente spiacevole, ma è meglio abituarsi subito all’idea: il conflitto non può essere eliminato. Lo abbiamo incontrato fino ad oggi e lo incontreremo sempre in ogni sfera della nostra vita: famiglia, studio, lavoro, quotidianità.

Per imparare a convivere con le situazioni di conflitto, non ci resta allora che imparare a gestirle.

Qual è il tuo, tra questi 5 stili di gestione dei conflitti?

Il primo passo per una gestione dei conflitti efficace è comprendere che esistono diversi modi per affrontare un conflitto e che ognuno di noi è predisposto a usarne qualcuno in particolare.

Per descrivere questi approcci, possiamo far riferimento a uno degli strumenti di conflict management più noti, il Thomas-Kilmann Conflict Mode Instrument (TKI®). Ideato negli anni Settanta da Kenneth L. Thomas and Ralph H. Kilman, questo strumento descrive 5 stili di gestione dei conflitti:

  • Competizione: quando perseguiamo i nostri obiettivi senza preoccuparci di quelli altrui. Nella competizione, superare il conflitto significa vincere e per far prevalere la nostra posizione su quella dell’altro usiamo tutto il potere necessario.
  • Adeguamento: è l’opposto della competizione. Nell’adeguarci all’altro, neghiamo la nostra volontà per accettare quella altrui. Sacrifichiamo il nostro volere per obbedire a un ordine oppure cediamo al punto di vista di un’altra persona.
  • Fuga: quando non affrontiamo il conflitto, e non ci preoccupiamo quindi né del nostro volere né di quello altrui. La fuga si concretizza nel rimandare il conflitto a un momento successivo, nel ritirarsi definitivamente dalla situazione minacciosa oppure nell’eludere il problema in modo diplomatico.
  • Collaborazione: è assertiva e collaborativa ed è l’opposto della fuga. Quando collaboriamo, cerchiamo di lavorare con la persona con cui siamo in conflitto per trovare il modo di soddisfare la volontà di entrambi. Approfondiamo il problema, identifichiamo le preoccupazioni e i desideri reciproci e tentiamo di trovare una terza alternativa – magari con una soluzione creativa – che risponda alle esigenze di tutti.
  • Compromesso: quando cerchiamo un espediente, una via di mezzo che soddisfi in modo parziale ambo le parti. Il compromesso sta a metà tra la competizione e l’adattamento: al contrario della fuga, affronta direttamente il conflitto, ma non in modo così approfondito come accade nella collaborazione.

Esiste uno stile migliore degli altri per risolvere i conflitti?

Tra questi 5 stili per la gestione dei conflitti, qual è il migliore?

Non esiste una risposta giusta. Ognuna di queste modalità può essere la più adatta in un determinato contesto: la competizione è utile, ad esempio, nelle emergenze, quando è necessaria un’azione rapida e decisiva; la collaborazione quando entrambe le posizioni sono troppo importanti per scendere a compromessi o per integrare le intuizioni di persone con punti di vista diversi; il compromesso quando le posizioni sono moderatamente importanti, ma non vale la pena impegnarsi in modelli più assertivi, o ancora quando si deve trovare una risoluzione rapida al conflitto; la fuga quando un conflitto è banale, ci sono conflitti più importanti a cui dare la precedenza oppure quando la risoluzione va oltre le nostre possibilità; l’adeguamento quando ci rendiamo conto di stare sbagliando oppure quando vincere quel conflitto è molto più importante per l’altra persona di quanto non lo sia per noi.

Ognuno di noi è in grado di usare questi cinque atteggiamenti per risolvere un conflitto e la scelta di quale adoperare dovrebbe tener conto della situazione specifica.

Spesso, però, qualunque sia la situazione conflittuale in cui ci troviamo, per predisposizione tendiamo a utilizzare solo determinati approcci tra i 5 stili di gestione dei conflitti possibili e di conseguenza rischiamo di mettere in atto uno stile non adeguato al contesto.

Imparare a identificare quale tra i 5 stili di gestione dei conflitti è il nostro, a conoscere i diversi approcci possibili e le situazioni a cui vanno applicati è quindi fondamentale per scegliere il modo migliore con cui affrontare e risolvere ogni contrasto.

Un esercizio per te: scegli un conflitto che ti porti dietro da tempo senza riuscire a risolverlo e prova ad affrontarlo usando uno stile diverso da quello che hai sempre adoperato. Osserva cosa succede e, se vuoi, condividilo con noi nei commenti!

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