“Unless you consciously include, you will unconsciously exclude”
Recentemente ho letto questa affermazione, attribuita a Stephen Frost, che mi ha fatto riflettere su una dinamica che vediamo spesso nelle organizzazioni nel corso dei nostri percorsi di consulenza e formazione su diversità e inclusione.
Comunemente si pensa che se un’azione non esclude esplicitamente qualcuno, essa possa essere considerata inclusiva. In realtà, in logica di diversity management, è necessario ribaltare totalmente questo punto di vista e percepire l’inclusione come un elemento centrale, e che quindi deve essere posto alla base della progettazione di qualsiasi processo aziendale. In questo senso, tutto ciò che non è stato progettato consapevolmente in maniera inclusiva, escluderà – consapevolmente o meno- qualcuno.
Tra i diversi processi aziendali, la comunicazione, interna ed esterna, gioca un ruolo chiave nella definizione della cultura aziendale e nella sua percezione da parte delle persone che ne fanno parte ed è quindi fondamentale che sia progettata in logica inclusiva.
Comunicazione inclusiva: a cosa ci riferiamo?
La comunicazione inclusiva si riferisce all’insieme di pratiche comunicative che fanno sentire tutte le persone dell’organizzazione valorizzate, accolte e sicure, rendendole così libere di dare il proprio pieno contributo.
Questo va chiaramente oltre l’utilizzo di un linguaggio rispettoso o politicamente corretto; la creazione di una comunicazione inclusiva passa attraverso il riconoscimento e la comprensione dell’insieme delle diversità che compongono l’organizzazione, e ha l’obiettivo di rispondere alle diverse esigenze di tutti i lavoratori. Non è una questione di forma, ma di sostanza: si tratta di riconoscere e valorizzare tutte le persone all’interno dell’azienda e l’alto numero di diversità che essa comprende, si tratta di gestire la diversità: si parla quindi di “diversity management”.
Comunicazione inclusiva: perché?
Oltre che da un punto di vista etico, l’inclusione ha per le aziende impatti positivi in termini di rappresentazione, reputazione, attrazione e retention di talenti, e anche risultati economici. Ma vediamo più nel dettaglio perché la comunicazione inclusiva ha un ruolo così importante nell’organizzazione.
- Per massimizzare la reach. L’obiettivo di ogni bravo comunicatore deve essere quello di raggiungere il maggior numero di persone possibili; persone diverse per età, genere, orientamento sessuale, estrazione sociale, etc..
- Per mettere le persone al centro. Le organizzazioni sono sempre più people-centered, in questa logica deve essere l’organizzazione ad adattarsi alle diverse esigenze delle persone e non il contrario.
- Perché le parole contano. Le parole possono ispirare, motivare, coinvolgere le persone, ma possono anche ferire, far arrabbiare e demotivare. I giusti termini possono affermare identità e combattere gli stereotipi, mentre quelli sbagliati possono rinforzarli e togliere sicurezza e legittimità alle persone.
- Per rafforzare una cultura inclusiva. Il modo in cui le persone comunicano quotidianamente gioca un ruolo chiave nella definizione della cultura aziendale e nei comportamenti che ne conseguono.
- Per far sentire rispettate le persone. Le parole utilizzate giorno dopo giorno in ambito lavorativo hanno un impatto significativo sulla percezione di inclusione (o esclusione) delle persone e quindi sul loro benessere fisico e psicologico.
Comunicazione inclusiva: da dove iniziare
Il percorso verso l’adozione di una comunicazione inclusiva è un percorso lungo e che richiede aggiornamento continuo. Ma quali sono i primi passaggi per iniziare a intraprendere questo percorso in maniera efficace e strutturata? Vediamone alcuni:
- Progettare processi e soluzioni accessibili. Quando si parla di inclusione, si parla sempre anche di accessibilità. Affinché una qualsiasi forma di comunicazione possa considerarsi inclusiva deve necessariamente essere accessibile a tutte e tutti, tenendo conto delle diverse disabilità e dei diversi background culturali.
Cosa può fare l’organizzazione: Nella creazione di qualsiasi tipo di comunicazione l’azienda deve tenere presenti i requisiti di accessibilità, incluso il fatto che alcune persone potrebbero aver bisogno di strumenti tecnologici o piattaforme specifiche per decodificare il nostro messaggio. Suggeriamo di fare una verifica dei vari touchpoints dell’azienda: dalle pubblicazione di offerte di lavoro, ai messaggi pubblicati sull’intranet aziendale. - Tracciare una chiara visione delle varie forme di diversità presenti nell’organizzazione. Quando si parla di diversità di parla di molti aspetti caratterizzanti le persone; essere consapevoli delle varie forme di diversità presenti in azienda e della percezione che ne hanno le persone è sicuramente un passo necessario per poter strutturare processi inclusivi.
Cosa può fare l’organizzazione: Mettersi all’ascolto e dare voce alle persone che compongono l’organizzazione è cruciale per comprendere i reali bisogni e rispondere in maniera adeguata. L’organizzazione può attivare diversi strumenti di ascolto, un esempio sono sondaggi o questionari, che possono essere anonimi o nominativi e che permettono di analizzare lo stato attuale. Altri esempi sono sessioni di co-design o di brainstorming che invece possono essere usati per co-progettare forme di comunicazione inclusiva. - Spingere la consapevolezza e il riconoscimento dei propri bias e dei propri pregiudizi. Ciascuno e ciascuna di noi ha dei pregiudizi: siamo cresciuti in un contesto sociale che necessariamente ha influenzato la percezione che abbiamo della realtà e i meccanismi che mettiamo in atto per comprenderla e relazionarci con essa, ed i bias fanno parte di questi meccanismi. Appurato questo, il primo passo da fare è cercare di diventare più consapevoli di questi meccanismi, per iniziare a riconoscerli e modificarli.
Cosa può fare l’organizzazione: Organizzare formazioni su schemi mentali e pregiudizi permette di aumentare il livello di consapevolezza delle persone rispetto ai propri bias. In parallelo, è fondamentale che l’azienda introduca precise guidelines per la gestione della comunicazione, indicando chiaramente requisiti di accessibilità e esempi di linguaggio inclusivo. - Promuovere formazioni sull’empatia. È chiaro che nel processo di adozione di forme di comunicazione inclusiva l’empatia gioca un ruolo fondamentale: essere capaci di ascoltare attivamente le persone e di mettersi nei loro panni, facilita certamente la comprensione delle esperienze e dei sentimenti di colleghi e colleghe.
Cosa può fare l’organizzazione: l’empatia è una soft skills che può essere allenata, per questo l’organizzazione può prevedere percorsi formativi su questo tema. Oltre a questo è possibile organizzare dei momenti di confronto e di roleplaying che spingano le persone a mettersi nei panni degli altri. - Lavorare sul networking. Quando conosciamo meglio il destinatario del nostro messaggio riusciamo a comunicare in maniera più efficace; per questo è importante espandere la nostra community di riferimento, cercando di conoscere e relazionarci con persone anche molto diverse da noi.
Cosa può fare l’organizzazione: Organizzare occasioni di incontro e networking informali, durante i quali le persone abbiano l’opportunità di conoscersi e confrontarsi su aspetti che vanno oltre l’ambito professionale; facilitare sessioni di condivisione e scambio di esperienze personali.

